Software FREE non significa Open Source, e viceversa

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Software FREE non significa Open Source, e viceversa

Nel magico mondo dell’informatica, un aspetto spesso confuso, specialmente per noi italiani, forse per colpa di una traduzione sbagliata, è la differenza tra “Free software” e “Software open source“.

Se dovessimo tradurre letteralmente i due concetti, dovrebbe dire “Software libero” (e non gratuito) e “Software con codici visionabili e condivisibili“. Ok, forse in Italia non studiamo l’inglese come in altri paesi, ma basterebbe una breve ricerca su zio Google per incappare in questa splendida pagina Wikipedia. Prendendo liberamente spunto, ecco le notevoli differenze tra i due termini.

Free software:

  • Libertà di usare il programma senza impedimenti;
  • Libertà di aiutare sé stesso studiando il codice disponibile e modificandolo in base alle proprie esigenze;
  • Libertà di aiutare il tuo vicino, cioè la possibilità di distribuire copie del software rielaborato, rendendolo così accessibile a tutti;
  • Libertà di pubblicare una versione modificata del software;

Open source:

  • Libertà di redistribuzione (sta poi al singolo decidere se farlo gratuitamente o se far pagare il prodotto);
  • Libertà di consultare il codice sorgente;
  • Necessità di approvazione per i prodotti derivati;
  • Integrità del codice sorgente dell’autore;
  • Nessuna discriminazione verso singoli o gruppi di persone;
  • Nessuna discriminazione verso i settori di applicazione;
  • La licenza deve essere distribuibile;
  • La licenza non può essere specifica per un prodotto;
  • La licenza non può contaminare altri software;
  • La licenza deve essere tecnologicamente neutrale;

Se questa carrellata di punti non vi è chiara, forse potrebbe esserlo se accostassimo un soggetto ben noto, ovvero Richard Stallman, al concetto di “Free software”, in quanto è stato ideatore della GNU General Public License (GPL) e della Free Software Foundation. Il suo intento era quello di garantire tutti i punti del “Free software” sopra menzionati, introducendo il concetto di copy left. Il copy left è molto semplice da interpretare: un software creato e licenziato secondo la GPL è ridistribuibile liberamente, ma mai come software proprietario. Oltre a questo concetto base, si affianca un concetto altrettanto saliente: un soggetto terzo, entrato in possesso di un free software, deve segnalare eventuali modifiche effettuate sul software direttamente all’autore.
In questo modo si eliminano da tale ecosistema eventuali approfittatori che, appropriandosi del software, potrebbero uccidere il progetto stesso che ha dato vita a quest’ultimo.

Dal mio punto di vista, ritengo un software eticamente sicuro se, in qualsiasi momento, io possa andare a consultare le sorgenti. In questo senso, qualcuno di voi ha mai potuto visionare i codici sorgenti di Microsoft Windows 10? O di Mac OS 10.12 Sierra? Semplice, no. Ed allora, in che modo potete esser sicuri che tali sistemi non nascondano vulnerabilità oppure voluti “buchi” per poter accedervi forzatamente? Vi basti pensare alle famose “Backdoors” di cui di tanto in tanto si sente qualche notizia. Ma badate bene, pensate che un software open non possa averne? Sarebbe uno sbaglio, sappiatelo, ma perlomeno la community ha la facoltà di indagare ed eventualmente individuare tali “buchi”!

Detto questo, ci sono diverse punti per cui il mondo dell’informatica potrebbe giovare avendo sorgenti open, basti pensare la questione drivers: acquistando un prodotto, magari uno smartphone o un televisore, quante volte vi è capitato di avere problemi e, per poterli risolvere, l’unico modo è stato inviare una richiesta di assistenza, spesso mai ascoltata veramente? Pensate anche solo al robottino verde (Android, ndr), la nascita di custom rom come la oramai defunta CyanogenMod (ora Lineage OS) è stata possibile solo grazie al rilascio delle sorgenti software AOSP (Android Open Source Project, da zio Google e senza Google Apps) e driver (SoC del dispositivo) da parte del produttore, che ha permesso, per esempio, di aggiornare all’ultima versione Android un dispositivo con SoC Qualcomm Snapdragon 805 di 4 anni fa all’ultima release Android disponibile.

Beh, che ne pensate? Questa è la mia idea!

Dimenticavo, nel caso vogliate dare un’occhiata alle Licenze, fate tranquillamente riferimento a questo link.